AGGIORNAMENTO

Musei, uguaglianza e giustizia sociale

Il museo è fra i luoghi che maggiormente possono supportare il cambiamento sociale.
Le istituzioni che hanno saputo intravederne questo potenziale hanno scelto di definire un’agenda di azioni consapevoli, talvolta anche minori ma insieme rivoluzionarie.

C’è un libro che più di altri sintetizza il valore di questa direzione, raccogliendo alcune esperienze chiave: si tratta del testo Museums, Equality and Social Justice.
Curato da Richard Sandell (University of Leicester) e Eithne Nightingale (Head of Equality and Diversity, V&A) introduce la riflessione sul museo quale spazio di intreccio per narrative plurali. Storie, identità, comunità, talvolta anche emarginate, che nella pratica e nel pensiero di alcune istituzioni divengono modello di riferimento per un approccio nuovo.
Il museo che conosciamo attraverso gli stereotipi (gli oggetti, la polvere, la fatica, la distanza storica) è spesso frutto di logiche gerarchiche e, ancora più frequentemente, slegate da una riflessione sul presente.
Certamente il museo è luogo di salvaguardia del passato e insieme sua selezione: ma quali idee e percezioni veicola attraverso le sue scelte? Cosa ci racconta davvero un’esposizione, la provenienza sociale dei suoi oggetti, la sua politica delle immagini? Di chi ci parla? A chi parla? Quale storie enfatizza?

Il museo raccontato in questo libro promuove la differenza, valorizza le comunità, ridiscute la storia dei vincitori, mette al centro punti di vista. Racconta oggetti e collezioni, ma senza mai prescindere dalle persone che celano: o meglio, racconta di persone attraverso gli oggetti. Ne fa, parafrasando un articolo di pochi giorni fa scritto da Anna Maria Testa, una questione di prospettiva.
I temi presi in considerazione sono moltissimi (razza, religione e credo, disabilità, genere, orientamento sessuale, stato socio-economico, età) e per ognuno di essi emerge il ruolo di agente sociale proprio del museo, che ai giorni nostri – in Italia e nelle migliori delle ipotesi- è assegnato solo alla scuola.
Uguaglianza e giustizia sociale diventano dunque il filo conduttore di approcci e strategie anche diversi fra loro ma accomunati da un forte senso di responsabilità collettiva.
Una mostra così non è più solo una mostra: è l’occasione per il coinvolgimento di realtà anche esterne, magari del terzo settore, che meritano visibilità. Un museo non è più solo un museo: è lo spazio (dinamico) in cui ripensare cosa significa assumersi un rischio; l’opportunità per riflettere sui cambiamenti sociali, l’istituzione chiamata a calibrare con attenzione il proprio potere quale “luogo della persuasione”.

Il museo capace di rispondere pienamente al suo ruolo di pubblico servizio è dunque un’istituzione che collabora allo sviluppo di una società più equa. Parlare dunque di partecipazione, accessibilità e intercultura (i temi della formazione che stiamo organizzando a Milano) vuol dire credere pienamente a questa istituzione, nella convinzione che possa assumere un valore estremamente più elevato del valore già inestimabile del patrimonio (materiale e immateriale) che possiede.
Non a caso, Eithen Nightnigale, una dei due curatori del libro, sarà nostra ospite a “Fare partecipazione al museo: metodi e approcci per l’accessibilità e l’intercultura“; perché è un corso che muove dagli stessi presupposti.
Del resto, anche questa vuole essere una proposta verso il cambiamento: desiderare fortissimamente che un giorno, anche nei nostri musei, ci sia qualcuno che, come lei, abbia il ruolo di “Head of Equality and Diversity”. Se solo questo sogno si avverasse vorrebbe dire che abbiamo accettato l’equità dei diversi punti di vista e ci siamo messi in ascolto delle persone a cui ci rivolgiamo.

Richard Sandell and Eithne Nightingale (a cura di), Museums, Equality and Social Justice, Routledge: London, 2012

(Maria Chiara Ciaccheri)

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