RIFLESSIONI

Le molteplici storie del museo

a cura di Paola Rampoldi

Il museo è il luogo dove vengono custodite, conservate, esposte e studiate le opere d’arte e gli oggetti legati alla storia dell’uomo, e questo lo sappiamo. Non è però la sua unica vocazione. Il museo, infatti, può diventare uno spazio in cui le storie delle opere e quelle di chi le guarda si intrecciano, creando un dialogo e una relazione in costante trasformazione e arricchimento.
È proprio la possibilità data alle storie di emergere, che rende il museo un luogo vivo, contemporaneo e ancora significativo per noi oggi, ed è quello che mi piace e che ispira il mio lavoro di ogni giorno.

Come fare dunque perchè i racconti affiorino e instaurino un dialogo con i visitatori?

Il metodo utilizzato è quello della narrazione – o storytelling – che può essere orale o scritta. Si tratta di attingere alle informazioni scientifiche, storico-artistiche  e del contesto di un’opera con l’obiettivo di far emergere ciò che può costituire un collegamento con il nostro vissuto, e di trasformarlo in un racconto interessante e coinvolgente.
Una cosa infatti è ascoltare parole come: “Questo tamburo proviene dal Myanmar, è realizzato con cinque metalli diversi dalla ricca simbologia. le sue misure sono… Viene utilizzato in occasioni di feste o riti importanti per la vita della comunità…” e basta; altra cosa è aggiungere alla descrizione un racconto come questo: “Io ho provato a immaginarmi l’atmosfera della festa dei tamburi: gli anziani si salutano cerimoniosamente, i ragazzi si cercano con gli sguardi, il vociare dei bambini fa confondere gli animali che gironzolano un po’ persi dal movimento delle persone. Sui fuochi accesi le donne cuociono il pesce sulle graticole di bambù, altre preparano il riso avvolto nelle foglie di banano. Alcuni uomini arrivano portandosi sulle spalle grossi tronchi che serviranno per appendere i tamburi. Quando tutto è pronto i Kayan si radunano, e dopo una breve preghiera, il saggio suona il tamburo e il suono si propaga nella pianura…”*

Quali sono i vantaggi dell’introduzione della narrazione?
Sulla base della mia esperienza sono principalmente i seguenti:

> si stimola una interazione ricca, intensa e partecipata tra opere/oggetti e i visitatori

> si attiva il coinvolgimento

> il museo diventa un luogo di affezione. Attraverso il racconto il visitatore si può immedesimare e attivare il processo per cui quell’opera o quel luogo si trasformano ai suoi occhi in uno spazio familiare.

Il passaggio successivo potrebbe essere quello di coinvolgere direttamente i visitatori chiedendo di aggiungere i loro racconti a quelli del museo. A questo punto le storie diventano davvero molteplici.

*Estratto di una narrazione elaborata da Rosana Gornati, mediatrice culturale, all’interno del progetto “TAM-TAM – Tutti al Museo” del Museo Popoli e Culture di Milano.

4 thoughts on “Le molteplici storie del museo”

  1. Si, è proprio quello di cui abbiamo bisogno per coinvolgere le persone di qualunque età.. Saper raccontare è un’arte. Che andrebbe appresa, insieme allealtre discipline più razionali e cognitive. Purtroppo questa consapevolezza è ancora poco, troppo poco, diffusa tra chi ha il compito di insegnare e far conoscere la storia dell’arte (ma generalmente per qualunque altra materia). Lavorare con i bambini, e dunque in questo caso il mondo della didattica dell’arte o museale, ha acuito questa consapevolezza. Perciò, è molto interessante e promettente il lavoro che state facendo. Vi seguirò sicuramente. Buon lavoro!

  2. Grazie molte! Il tema della narrazione nei musei ci appassiona e riteniamo che sia uno strumento davvero importante per coinvolgere i visitatori di ogni età, come sottolinei tu. Torneremo di sicuro sull’argomento portando altre riflessioni.

  3. credo che l’approccio sia quello giusto. Sto sperimentando la cosa anche con i bambini della materna, raccontando o inventando assieme agli alunni tante storie legate o ispirate ad un oggetto o reperto. Dopo due anni di conoscenza del museo, delle tante possibili storie legate alle collezioni archeologici esposte, lo storytelling viene ora usato per cercare di decontestualizzare i reperti per ricollocarli in realtà totalmente nuove, legate all’immaginazione e all’esperienza personale di ogni bambino (a sua volta condizionata dalle famiglie, dalla comunità di appartenenza e dal vissuto). Un modo per appropriarsi del patrimonio… facendolo diventare veramente nostro (vedi il museo relazionale di S.Bodo). vedremo a fine anno scolastico se la cosa darà frutti (finora le premesse sono molto buone).

  4. Grazie Mirta per la condivisione, anche per noi il testo “Il Museo relazionale” di S. Bodo fa parte della bibliografia di riferimento. Il progetto che stai portando avanti sembra molto interessante. Se a fine anno scolastico hai voglia di raccontarci come è andata, possiamo pensare ad una intervista da pubblicare sul blog. Tienici aggiornate.

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