RIFLESSIONI

Stiamo andando dalla parte giusta?

Quello di oggi è un post critico.

In questo blog, per esplicita scelta, abbiamo da sempre citato solo buoni esempi, nella convinzione tutt’ora attuale che possano rappresentare modelli utili per quei musei (e non solo) interessati ad una progettualità intersettoriale ed inclusiva.
L’approccio propositivo di questo spazio, del resto, è lo stesso che, fatto metodo, utilizziamo durante i laboratori e le nostre progettazioni. Oggi però, vorremmo condividere alcune domande che ci poniamo da tempo e, se possibile, rilanciare una discussione.

In questo anno di lavoro siamo certamente riuscite ad acquisire un punto di vista privilegiato su quel che accade in Italia (ed eccezionalmente anche in America). Ci interessa però ragionare soprattutto su un processo (da considerarsi inevitabilmente anche storico) per cercare di capire se i tentativi sempre più diffusi di realizzare proposte museali accessibili siano davvero il risultato di una consapevolezza crescente.
Pur non trattandosi di materiale da cui trarre considerazione scientifica riceviamo, quasi ogni giorno, mail dai musei interessati a promuovere percorsi rivolti a persone con disabilità. Sono mail che, con toni diversi, alludono all’accessibilità museale: si tratta davvero di un nuovo settore che prende forma in Italia? Escludendo le istituzioni storicamente impegnate su questo fronte, abbiamo gli strumenti per la costruzione di una nuova progettualità o si tratta, per lo più, della riproposizione di pratiche già sperimentate altrove e prese in prestito? E soprattutto, è un ambito rispetto al quale stiamo facendo ricerca?

Dicevamo del nostro punto di vista privilegiato. Ci riferiamo all’opportunità di osservare un progressivo diffondersi di proposte provenienti da tutto il paese. Molte mail che riceviamo, d’altronde, nascono dalla sincera volontà di aprire il museo a nuovi pubblici; altre ancora, addirittura, dalla consapevolezza che questo spazio, spesso sottovalutato, possa davvero rappresentare uno spazio di cambiamento sociale.
Ci scrivono anche molti giovani (italiani e persino stranieri) chiedendoci informazione sui possibili percorsi di formazione; sulla necessità di costruirsi profili interdisciplinari che comprendano lo studio del museo quale spazio di condivisione al confronto con esigenze umane, vere, spesso fisiche.

A leggerla così verrebbe solo da essere contenti.
Eppure, continuiamo a domandarci se questo cambiamento sia reale o solo apparente.
Stiamo assistendo ad un’autentica rivoluzione o si tratta solo della riproposizione di una tendenza come tante? E se si trattasse del secondo caso, la definizione di tutte queste proposte porterà davvero i musei coinvolti ad immaginarsi diversi?  Ad esempio, quanto questa attenzione veicola nuove pratiche di relazione con le altre comunità? Ed anche, quanto gioca la crisi economica e quali a quali rischi conduce la necessità di realizzare con risorse interne qualsiasi tipo di progetto?

Leggiamo le diverse proposte appellandoci a quanto imparato negli anni e soprattutto al buon senso; non ce ne voglia nessuno, dunque, se rispetto ai progetti che riceviamo formuliamo (anche) delle considerazioni critiche.
Del resto, se molte progettazioni sono brillanti, frutto di approfondito ragionamento e sensibilità, altre non lasciano affatto intravedere alcun lavoro di rete o di formazione del personale. Abbiamo assistito a percorsi accessibili, perfetti dal punto di vista del coinvolgimento, inficiati dall’uso di toni infantili, come se mancasse una consapevolezza più alta dei modelli corretti a cui riferirsi. Altri progetti, addirittura, sono presentati attraverso concetti propriamente contraddittori all’accesso, nella pericolosità che sottintendono tutte le azioni portate avanti per pura cortesia.
Inizialmente abbiamo aperto questo blog senza la certezza che avremmo avuto degli interlocutori; ad oggi, nel loro pieno rispetto, cerchiamo di rilanciare attraverso Facebook solo le proposte che conosciamo direttamente o di colleghi che stimiamo. Molti degli altri progetti (ma non tutti soprattutto per questioni di tempo) abbiamo deciso di pubblicarli nella nuova pagina dedicata alle news.

Insomma, cosa sta accadendo?
Stiamo andando dalla parte giusta? 
La progettazione accessibile è di per sé sufficiente?
Possiamo davvero ricostruire il significato dei nostri musei da qui o forse sarebbe bene ripartire da altre fondamenta?

Sono domande provocatorie, queste, che non vogliono affatto essere retoriche. Ci stiamo davvero interrogando sul tema e ci piacerebbe sapere la vostra opinione. Detto questo, ovviamente, non smetteremo di valorizzare e promuovere ciò che ci appassiona e ci pare meritevole.

Maria Chiara Ciaccheri

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