ESPERIENZE

L’importanza della comunicazione: il V.A.M.I. alla Galleria Borghese

Pubblichiamo nuovamente un contributo di Laura Piccinino che ci racconta della sua esperienza alla Galleria Borghese di Roma insieme alle guide del V.A.M.I.

Il V.A.M.I. (Volontari Associati per i Musei Italiani) è una associazione di volontari che da anni offre servizi di visite guidate alla Galleria Borghese. La loro attività comprende accoglienza, informazioni, visite guidate diversificate per gruppi, visite per non vedenti sia tattili che descrittive, per persone con disabilità, per scolaresche.
Li avevo conosciuti anni fa quando lavoravo all’interno del servizio ASL della Roma e come coordinatrice dei centri diurni per persone disabili adulte. Grazie a loro, i nostri gruppi avevano potuto vedere le opere d’arte guardandole con occhi diversi.
La Galleria Borghese si trova all’interno della villa Borghese Pinciana, gli spazi conservano sculture, bassorilievi e mosaici antichi, nonché dipinti e sculture dal XV al XVIII secolo. La raccolta, costituita dal cardinale Scipione Borghese all’inizio del XVII secolo, conserva anche capolavori di Antonello da Messina, Giovanni Bellini, Raffaello, Tiziano, Correggio, Caravaggio e splendide sculture di Gian Lorenzo Bernini e Canova. Uno spazio quindi di particolare pregio e di rilevanza artistica.

Recentemente ho ripreso i contatti con il V.A.M.I. assieme a due ex colleghe per avviare un nuovo programma di visite guidate.
Siamo stati accolti da quelle stesse persone che da anni si occupano della divulgazione del patrimonio culturale e artistico del museo, persone che si dedicano con competenza, professionalità e passione alla guida museale avendo maturato una lunga esperienza sul campo. Sono accomunati dall’impegno costante, dal desiderio di condividere l’amore per l’arte e soprattutto facilitare l’accesso a tutte quelle persone che si rivolgono al loro gruppo. E tutto a titolo gratuito!

Decidemmo, come fase preliminare, di effettuare insieme un percorso all’interno della Galleria, immaginando quella che sarebbe stata la visita guidata con i gruppi di persone con disabilità.
Per quanto ciascuno di noi avesse visitato anche più volte la straordinaria raccolta di capolavori, l’incontro e il giro “simulato” si sono dimostrati ricchi di contenuti culturali ed emotivi nuovi; si è trattato di un’esperienza particolare per tutti noi anche grazie alla modalità di presentazione di ciascuna opera, diversa da quelle tradizionali. Anna Rita Spaziani, una delle conduttrici, è riuscita a coinvolgerci, e stupirci ancora.
Chi entra nella Galleria Borghese rimane affascinato dall’incantevole scenario che si presenta davanti agli occhi, in più se sei accompagnato nella visita da una persona che riesce ad essere coinvolgente, empatica, il piacere si amplifica.

La nostra guida ci guardava negli occhi, nell’agganciare lo sguardo richiamava la nostra attenzione, il contatto visivo favoriva l’ascolto. La postura, i movimenti del corpo, una gestualità generosa, la mimica facciale esprimevano all’unisono quello che le parole da sole non avrebbero mai potuto descrivere.
E mi sono venuti alla mente gli studi sulla comunicazione, sulle emozioni che il corpo trasmette, sul rapporto tra linguaggio e sentimenti. Secondo i linguisti più del 90 % della comunicazione non è strettamente legata alla parola. Albert Mehrabian, psicologo americano, ha studiato i contenuti percepiti nel messaggio vocale: parole, voce e linguaggio del corpo. Nella comunicazione, egli afferma che la parola rappresenta il 7% di ciò che comunichiamo, la voce (il tono, il volume, il ritmo e le pause) vale il 38 % mentre il restante 55% è condizionato all’uso del corpo (soprattutto le espressioni facciali), i movimenti, gli atteggiamenti corporali, la gestualità.
La parola trasmette sì concetti, informazioni, pensieri ed è in grado di riferire il presente, il passato e il futuro, ma quali altri fattori intervengono nel linguaggio, nella comunicazione con il loro potere espressivo?
Insieme a Mehrabian, altri ricercatori (1) ci dicono che la voce, il corpo, hanno un ruolo significativo e importante e noi lo possiamo verificare nel nostro vivere quotidiano fatto di incontri e relazioni.
La nostra guida dimostrava capacità comunicative, di interazione con l’altro, rendeva le sue descrizioni convincenti e seducenti, trasmetteva emozioni, riusciva a comunicare da un lato le sue conoscenze, dall’altro la sua passione per l’arte.
Le sue spiegazioni si alternavano a momenti di pausa che lasciavano spazio alla riflessione, ai nostri interventi, rispondevamo alle sue sollecitazioni. Le parole utilizzate erano semplici, chiare, senza cadere nella banalizzazione, i termini tecnici erano tradotti e sostituiti da immagini efficaci. L’uso dell’elemento narrativo, inserendo l’opera all’interno di una storia, suscitava curiosità, dava continuità e senso alla rappresentazione, faceva emergere il contenuto emotivo e ne favoriva la sua memorizzazione. 

Mettendoci nei panni delle persone che avrebbero costituito il gruppo, ci siamo rese conto che questa era la modalità migliore per familiarizzare con le opere d’arte esposte.
Sono certa che chi si trova a condividere livelli differenti di relazione, sia a livello umano o professionale, chi lavora a fianco delle persone con disabilità diventa allenato alle diverse modalità di rapporto. Riesce ad apprezzare più di chiunque altro la ricchezza e il valore della comunicazione e dell’ascolto, con il tempo le capacità si affinano, si presta attenzione alle informazioni che riceviamo dal nostro interlocutore, il linguaggio si modifica e si arricchisce di contenuti.
E ancora sono certa che le stesse persone con disabilità, quelle soprattutto che vivono giornalmente a contatto tra loro, sono parimenti sensibili al linguaggio del corpo, agli atteggiamenti, agli aspetti non verbali della comunicazione.

Ciascuno si deve adeguare alle diverse capacità, agli strumenti e agli stili comunicativi, deve capire ed utilizzare il linguaggio dei gesti quando le parole non esprimono ciò che il pensiero elabora per manifestare emozioni, per comprendere i sentimenti, per stare insieme, condividere esperienze, essere accettato, avere amici. E questo è un tema che mi ha sempre interessato e mi coinvolge ancora, che varrebbe sicuramente la pena di approfondire, ma ora non c’è lo spazio né è il momento per farlo e poi andrei fuori argomento!
Al termine del nostro giro abbiamo concordato insieme a Gabriella D’Annibale, coordinatrice dei volontari, le diverse fasi del progetto pensandolo diviso in momenti diversi, con tempi e itinerari adatti ai livelli di competenza e ricettività di ciascun gruppo.
Nell’accomiatarci dal gruppo del V.A.M.I. abbiamo espresso la nostra gratitudine per la cortesia la gentilezza con cui siamo stati accolti, è stata una giornata di arricchimento culturale e di condivisione, soprattutto stimolo per ulteriori sollecitazioni ed approfondimenti.

(1) Ne citiamo alcuni: Alfred Tomatis, noto per i suoi studi sulla percezione sonora, Paul Ekman, psicologo studioso di emozioni e linguaggio del corpo, l’italiano Franco Fussi, foniatra esperto della fisiologia della voce.

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