INTERVISTE

Al Museo si sta bene

Al Museo si sta bene! A quanti è capitato di affermarlo? E in riferimento a quali musei o esperienze?

Di sicuro ne sono convinti gli ospiti della della Fondazione Ricovero “La Memoria” onlus di Gavardo (Bs) che hanno partecipato alla proposta “Al Museo si sta bene” del Civico Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo.

Abbiamo dunque chiesto a Michela Valotti, responsabile dei Servizi Educativi del Museo, di raccontarci l’esperienza.

Da quali esigenze nasce il progetto “Al Museo si sta bene”? Vi siete ispirati a qualche buona pratica nazionale o internazionale?

La motivazione che ci ha spinti a elaborare questo progetto è legata essenzialmente al desiderio di sperimentare il dialogo con un’utenza raramente presente al museo, quella degli anziani. La riflessione epistemologica che ha condotto, negli ultimi anni, a rivedere il concetto stesso di “pubblico” museale, ci ha confortato nell’opportunità di esplorare il territorio su cui insiste il museo, per cercare un nuovo tipo di interlocutore.
La consapevolezza, poi, che “al museo si sta bene”, nell’accezione di un benessere psico-fisico supportato dai più recenti studi offerti dalla “museoterapia”, ci ha spinti a cercare la relazione con la locale casa di riposo per anziani.
Fin troppo noti sono, d’altro canto, i riferimenti “bibliografici”, dal pionieristico progetto “MeetMe” messo in capo dal Moma di New York a “La Memoria del Bello”, recentemente sperimentato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, più specificamente orientati all’anziano malato di Alzheimer.

Ci puoi descrivere brevemente in cosa è consistito il progetto?

Gli incontri progettuali tra i referenti del Museo e della Fondazione Ricovero “La Memoria” si sono concentrati, in particolare, sul tema della memoria, quale “filo conduttore” di un’esperienza che puntasse all’attivo coinvolgimento dei fruitori anziani, soprattutto delle donne, molte delle quali in gioventù operanti nel settore produttivo del lanificio locale. Ecco allora che il “tessuto”, inteso non solo in termini di prodotto artigianale, ma simbolicamente esplicato nella dimensione degli intrecci e delle relazioni un tempo attivate, è diventato il punto focale dell’intera progettazione.
Al fine di favorire un approccio “tattile” con i contenuti del museo, sono stati dunque selezionati due laboratori, dedicati alla tessitura e alla ceramica, preceduti da un intervento fortemente motivante, svolto da Piero Simoni, storico direttore del museo, in collaborazione con l’educatrice museale, e seguiti da un intervento conclusivo di feed-back, entrambi ospitati direttamente all’interno della Fondazione Ricovero “La Memoria”.

“Al Museo si sta bene” ha qualche collegamento con il territorio in cui è inserito il museo e quello di provenienza dei partecipanti?

Il “filo rosso” che sostanzia il progetto è quello concreto della relazione tra il museo e il territorio che, in particolare, per più d’uno dei partecipanti anziani, è consistito nella pregressa attività presso il lanificio locale. Non poteva che essere, dunque, la “tessitura”, il campo di esperienza in cui ri-mettere in gioco le proprie abilità manuali, spesso sopite, rievocando, nel contempo, l’idea degli intrecci e delle relazioni che un tempo si svolgevano nel luogo di lavoro e, oggi, al museo. Una forte interazione umana tra l’educatrice e i fruitori dell’esperienza ha consentito di avviare un dialogo proficuo che supera l’obiettivo meramente didattico.

Quante persone sono state coinvolte e per quanto tempo?

Il progetto si è svolto tra l’autunno 2013 e la primavera 2014. Dopo l’incontro presso la casa di riposo, gli anziani, in tutto una trentina, si sono recati al museo per i laboratori indicati. Un incontro conclusivo, ancora, presso la casa di riposo chiuderà a breve l’esperienza, consentendo così di avere un riscontro rispetto all’innovativa proposta. Un supporto fondamentale ci è stato fornito dalle operatrici sanitarie e dalle organizzazioni volontaristiche locali, soprattutto per le operazioni di trasferimento degli anziani al museo.

Quale ricaduta ha avuto secondo te “Al Museo si sta bene” sul benessere dei partecipanti?

La percezione condivisa tra gli operatori del museo e della casa di riposo della buona riuscita dell’esperienza consiste essenzialmente nella curiosità, nell’impegno profuso, ma soprattutto nel desiderio di “mettersi in gioco” dei fruitori che hanno aderito con interesse all’iniziativa. Forse, in questa motivata partecipazione, bisogna mettere in conto anche la rara opportunità di “uscire” dalla struttura ospitante per esplorare un “luogo” poco conosciuto per alcuni, per altri certamente affascinante, ricco di storia e di memoria.

Hanno interagito tra loro durante i laboratori?

La diversa autonomia, anche cognitiva, dei partecipanti ha influito, ovviamente, sul loro grado di interazione. Anche i più schivi, o i meno avvezzi a questo tipo di proposta, hanno dimostrato, tuttavia, di “volerci provare”. Non è mancato, quindi, oltre al sostegno concreto degli operatori, anche il reciproco aiuto nel “fare e disfare” le fila di un intreccio che ha sollecitato nel gruppo confronti e discussioni.

“Al Museo si sta bene” ha influito sul vostro modo di intendere il Museo e il suo ruolo?

Sì, nel senso che ci ha confermato l’opportunità di continuare su questa strada, agganciando, oltre al più tradizionale pubblico in età scolare, anche i cosiddetti “pubblici speciali”. Ci stiamo già muovendo infatti per una eventuale proposta indirizzata anche ad anziani con patologia di Alzheimer.

La proposta verrà ripetuta nuovamente in futuro? State lavorando ad altri progetti che vanno sempre nella direzione dell’accessibilità?

Sì. Abbiamo recentemente contattato la referente di altre strutture similari del territorio, per valutare la possibilità di replicare, con le opportune integrazioni, questo progetto. Nello specifico, siamo orientati a favorire il dialogo non solo con i malati di Alzheimer, ma anche con i loro familiari, per una condivisione piena dell’esperienza, nel tentativo di superare l’isolamento che spesso contraddistingue le vittime di questa diffusa patologia.

Per il progetto Meet me at MoMA:
http://www.moma.org/meetme

Per il progetto La Memoria del Bello:
http://www.gnam.beniculturali.it/index.php?it/168/la-memoria-del-bello-percorsi-museali-per-malati-di-alzheimer

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