• A ciascun museo le sue comunità

    di Paola Rampoldi

    Qual è il ruolo dei musei nel 21esimo secolo? Un quesito che interpella non solo il mondo dei professionisti museali, ma l’intera società.

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  • MUSEO PER TUTTI

    Un progetto nazionale per la diffusione delle buone pratiche accessibili in ambito museale

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  • LEAD: prospettive statunitensi

    di Maria Chiara Ciaccheri

    LEAD, Leadership Exchange in Arts and Disability, la conferenza statunitense dedicata ai temi dell’accessibilità culturale, si è conclusa pochi giorni fa.
    Dopo l’esperienza dello scorso anno a Chicago, quest’anno l’appuntamento si svolge ad Arlington, nei dintorni di Washington, come sempre organizzato dal Kennedy Center. A questo giro, il gruppo degli internazionali è cresciuto. Non sono solo americani ma anche esperti dall’Irlanda, Singapore, Australia, Inghilterra: la prova, reale, minima eppure tangibile, di un interesse globale di cambiamento.
    La conferenza di quest’anno è particolarmente significativa per una serie coincidente di ricorrenze. Il 25esimo anniversario della legge American Act with Disabilities, il 40esimo dell’associazione VSA (State Organizations on Arts and Disabilities) e il 15esimo della conferenza stessa.
    Sarà molto statunitense ma più volte si ripete che il gruppo dei presenti sta cambiando il mondo. Torna la frase “essere una risorsa” che è un’espressione piuttosto comune anche agli ambiti di intervento sociale dell’hinterland milanese. I musei, ecco, ci devono ancora arrivare o forse non ne frequento abbastanza le riunioni interne.
    Il programma è fitto e presenta, come unico limite, quello di proporre sessioni sovrapposte: vorresti ascoltare tutto e invece devi scegliere. Quella che segue, dunque, è una sintesi estremamente parziale che rintraccia e anticipa solo alcune delle buone idee emerse.

    > L’accessibilità della conferenza come presupposto
    La conferenza presenta ovviamente la caratteristica di essere accessibile in ogni suo aspetto: copie dei materiali disponibili a caratteri grandi e in braille, dispositivi per l’ascolto assistito, CART (Communication Access Realtime Translation) di tutti gli interventi principali e sottotitoli ai video, disponibilità continua di più interpreti in American Sign Language, un’area verde disponibile per i cani accompagnatori.

    Oltre a questi servizi di base, però vi sono anche una serie di indicazioni informali -utilissime- per implementare ulteriormente l’accesso:
    > si richiede a chiunque intervenga di parlare sempre e solo al microfono
    > se si indica qualcosa o si compie un particolare gesto, si suggerisce sempre di descriverlo anche verbalmente
    > si suggerisce ampia libertà nello spostamento di tavoli e sedie tenendo presente l’esigenza di lasciare liberi i passaggi per il movimento di persone su sedia a rotelle o scooter.
    Cose ovvie ma che è sempre bene ricordare.

    > Il futuro della tecnologia
    La tecnologia è il futuro. Imprescindibile rispetto ai temi dell’accessibilità a noi pare ancora una conquista lontana considerato come prima, nella maggior parte dei casi, l’urgenza sia quella di sistemare le rampe. Ad ogni modo uno sguardo ravvicinato a nuove prospettive di intenti è illuminante. Si tratta, anche solo per fare degli esempi, delle esperienze voice over delle opere (protette da vetro touch o riprodotte) o dell’uso di Beam, il robot che consente la visita a distanza muovendosi in autonomia per il museo da remoto. Se vi interessasse conoscerne il costo, sappiate si tratta di una tecnologia che si aggira intorno ai 35.000 euro. Un Beam reale era nella sede della conferenza e ha permesso di confrontarsi in diretta con alcuni professionisti a distanza.
    Fra le altre, due parole anche sui Google Glass che sono stati definiti una bella idea ma non sempre comoda: come giri la testa sballano anche i sottotitoli. La tendenza che si definisce più attuale è l’uso di applicazioni per personal device, già accessibili per loro stessa natura (Iphone e Ipad, per esempio). O anche, interessante, l’idea di social stories interattive e non statiche tali da consentire un’introduzione visiva e sonora alla visita, soprattutto per persone con disturbi dello spettro autistico.

    > Fare network
    Il discorso dei network, nella prospettiva di un’apertura sempre più internazionale è tema presentissimo. Utile è soprattutto il confronto delle pratiche. E se in passato ci era capitato di raccontare di gruppi che concentrano il proprio confronto sull’esperienza culturale, ancora più interessante è il caso di realtà che includono soggetti completamente distanti; il che significa realmente cercare di imparare gli uni dagli altri. Musei, cinema, teatri ma anche aereoporti e supermercati. Ognuno con esigenze specifiche; tutti con necessità condivise. Questi network, inoltre, sono sempre più spesso un riferimento anche per tutte le comunità sociali e spesso anche le scuole si rivolgono a loro per orientare la formazione degli insegnanti. Da non perdere, soprattutto per la ricchissima pagina delle risorse il lavoro del CCAC di Chicago.

    > La conferenza che continua
    La conferenza, come dovrebbero essere tutte del resto, è un’occasione per imparare e fare rete. Dura tre giorni (più due dei pre-workshop). Un’app dedicata permette di valutare i contenuti di ogni sessione e scaricarne i materiali e gli aggiornamenti. La cosa interessante è che sono molte le realtà provenienti dagli stessi contesti urbanI. Realtà che hanno già fissato incontri pubblici durante i quali proseguire il lavoro di approfondimento dei temi lanciati durante la conferenza così da implementarli al confronto con il contesto locale.

    > Le riflessioni sulla formazione
    La riflessione sulla formazione del personale (le sessioni dedicate sono numerose) è particolarmente ispiratrice. Quello che emerge è la necessità di generare epifanie. Una formazione efficace che contempli dunque tempi quieti per la riflessione analitica, azione da verificarsi in itinere a fronte di un atteso cambiamento reale.

    > Nuovi programmi, nuovi pubblici
    LEAD offre spazio al racconto delle idee. E’ l’esempio dello sviluppo dei programmi per persone affette da Parkinson (è il caso del Philadelphia Museum of Art) o anche l’esperienza d’uso della descrizione verbale affinché anche persone cieche e ipovedenti possano avvicinarsi alla danza (un esempio è quello del Colorado Ballet). Interessante e approfondita anche l’indagine sull’inclusione lavorativa ad alto livello di persone con disabilità.

    > Come fare: spazio alla pratica
    LEAD offre spazio al racconto dei metodi. Nulla si improvvisa. Ci sono workshop specifici per implementare le competenze in materia di audio descrizione, sessioni per ragionare in modo analitico sulle pratiche di valutazione, incontri teorici per sulle prospettive e le buone prassi della stampa 3D, proposte per la motivazione dei volontari anziani. Gli scenari che apre la conferenza sono decine: per comprendere davvero, a tutti i livelli, la complessità di una disciplina.

    > Fare dell’accessibilità una questione di marketing
    L’accessibilità offre solo vantaggi. Per questa ragione farne uno strumento per il marketing non può che incentivarne il valore. L’approccio deve essere duplice: marketing per le comunità di riferimento e per la raccolta fondi. In poche parole, torna quel discorso per cui occorre andarne fieri.

    > Strategic Plan
    Se parliamo di marketing, se davvero l’accessibilità parte dalla definizione di una policy condivisa, come museo non possiamo prescindere dalla messa a punto di uno piano strategico. Anche negli Stati Uniti, dove pure l’attitudine al cambiamento pare più radicata, una road map per la definizione di linee guida rappresenta un processo lento. Una vera e propria challenge finalizzata ad orientare il pensiero dell’istituzione (grande o piccola che sia) ad una condivisione di intenti. L’accessibilità diviene così il presupposto capace di guidare ogni azione.

    Questo breve elenco offre giusto un’idea dei contenuti. Ulteriori aggiornamenti e idee dopo le vacanze estive quando cercheremo di dare a questo blog nuova energia.
    Per ora, buona estate che resta.